A.Ri.C.A.: Venticinque anni di governance ambientale

A.Ri.C.A.: Venticinque anni di governance ambientale

A.Ri.C.A. al servizio del territorio:

al MILE di Arzignano il bilancio di un modello che ha trasformato un obbligo in metodo

 

Arzignano, 30 marzo 2026 — Sabato 28 marzo il Consorzio A.Ri.C.A. ha celebrato il proprio venticinquesimo anniversario con un evento pubblico ospitato al MILE – Museum of Interactive and Leather Experience di Arzignano. Il talk “25 Anni Insieme – un metodo che diventa azione” ha riunito presidenti e direttori dei tre gestori del servizio idrico integrato del territorio — Viacqua, Acque del Chiampo e Medio Chiampo — insieme a rappresentanti istituzionali regionali e locali, per un confronto aperto sulle sfide passate e future della gestione delle acque nella Valle del Chiampo.

 

Nato dove il lavoro pesa sull’acqua

Il Consorzio A.Ri.C.A. nasce nel 2000 in uno dei distretti manifatturieri a più alta intensità produttiva d’Europa. In un territorio dove la concia del cuoio ha costruito benessere e occupazione per generazioni, la pressione sull’ecosistema idrico era — ed è — una variabile da gestire ogni giorno, non una questione da delegare al caso o alla norma. Da qui la scelta, venticinque anni fa, di costruire uno strumento consortile capace di fare quello che i singoli non potevano: rispondere collettivamente a una responsabilità collettiva.

Non cercavamo di risolvere un problema”, ha detto il Presidente Vincenzo Forte aprendo i lavori. “Cercavamo un metodo. E un metodo, se regge venticinque anni, diventa qualcosa di più: diventa cultura.”

 

Acqua controllata, acqua certificata

Tra i tratti distintivi del modello A.Ri.C.A. c’è un sistema di controllo delle acque tra i più rigorosi del settore. Il Consorzio effettua centinaia di controlli ogni anno su ogni impianto — affiancati da verifiche indipendenti di ARPAV — monitorando costantemente parametri critici come COD, solidi sospesi, fosforo e cromo totale.

Dal 2015 A.Ri.C.A. promuove un meccanismo premiale che incentiva il miglioramento continuo della qualità del refluo scaricato: il sistema dei bollini di qualità. Non basta rispettare i limiti di legge — occorre raggiungere obiettivi ben più sfidanti, definiti dal Consorzio stesso in particolare per COD, solidi sospesi, fosforo e cromo totale. Chi li consegue in ogni controllo riceve il bollino blu. Chi lo mantiene per quattro anni consecutivi sale ad argento. Al quinto anno consecutivo conquista l’oro: il riconoscimento massimo, assegnato solo a chi ha dimostrato eccellenza ambientale senza interruzioni.

Nel corso della cerimonia sono stati premiati i depuratori di Trissino e Montecchio Maggiore con il bollino argento, e i depuratori di Arzignano, Montebello e Lonigo con il bollino oro — il riconoscimento più alto, che certifica anni di eccellenza ambientale consecutiva e senza cedimenti. Dal 2015 è la prima volta che si raggiunge il riconoscimento del bollino oro.

Un sistema che trasforma la conformità normativa in cultura del miglioramento continuo.

 

Le domande che contano

La giornata non si è limitata alla celebrazione. Il talk ha messo al centro le questioni che ridisegneranno il settore idrico nei prossimi anni: la nuova direttiva europea che trasforma i depuratori da grandi consumatori di energia a potenziali produttori; il cambiamento climatico che rende imprevedibili i cicli pluviometrici su cui è costruita l’intera infrastruttura; i trattamenti sempre più spinti per affinare ulteriormente la qualità delle acque reflue restituite ai corsi d’acqua, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea; l’estensione delle reti fognarie alle contrade più periferiche, dove il servizio arriva tardi ma deve arrivare.

Il confronto tra i gestori ha mostrato tre approcci diversi allo stesso problema — la tutela dell’acqua in un’area ad alta pressione industriale — e la capacità di integrarli in una visione condivisa.

 

Focus PFAS

Di rilievo nella giornata la tematica PFAS. Sono state dapprima riepilogate le iniziative messe in atto fin dal 2013 supportate dal principio di precauzione per poi guardare avanti cercando soluzioni condivise in questa tematica ancora in continua evoluzione. Nel corso della giornata A.Ri.C.A. infatti ha tracciato un’importante linea di indirizzo che collegialmente con le consorziate impegnerà il prossimo periodo. La convinzione comune è infatti che questa tematica deve essere affrontata tutti uniti.

 

Il riconoscimento della Regione

Francesco Rucco, Vicepresidente del Consiglio Regionale del Veneto, ha portato il saluto istituzionale sottolineando la rilevanza del modello A.Ri.C.A. nel panorama della governance ambientale regionale: “Le sfide che ci attendono — la nuova direttiva europea, i cambiamenti climatici, la crescente scarsità idrica — non si affrontano con i singoli. Si affrontano con sistemi. Con quella capacità di fare consorzio, nel senso più autentico della parola, che in Veneto sappiamo ancora costruire quando ci mettiamo d’impegno.”

 

Un modello da raccontare

Venticinque anni di attività silenziosa, tecnica, spesso invisibile. Il tipo di lavoro che non finisce sui giornali finché funziona — e che merita di essere raccontato proprio per questo. A.Ri.C.A. ha dimostrato che la cooperazione tra soggetti diversi su un bene comune non è un’utopia: è una scelta progettuale, che richiede pazienza, strumenti condivisi e la volontà di tenere insieme ciò che il mercato e la politica tendono a separare.

Il prossimo quarto di secolo parte da qui.

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